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giovedì 24 novembre 2011

FORMAZIONE alias disinformazione

A Roma e  nel mondo, c'è una tale che va in giro dicendo di essersi "formata" in un certo percorso, con due soli esami universitari sostenuti .Cosa non si fa per avere un "nome"! Complimenti ! Non alla formazione ,ma  alla disinformazione  e  alla disonestà verso chi si è formato davvero sostenendo interamente  tutti gli esami.

lunedì 21 novembre 2011

Il faut qu'on se tue...



Amour me tue, et si je ne veux dire

Amour me tue, et si je ne veux dire
Le plaisant mal que ce m'est de mourir :
Tant j'ai grand peur, qu'on veuille secourir
Le mal, par qui doucement je soupire.

Il est bien vrai, que ma langueur désire
Qu'avec le temps je me puisse guérir :
Mais je ne veux ma dame requérir
Pour ma santé : tant me plaît mon martyre.

Tais-toi langueur je sens venir le jour,
Que ma maîtresse, après si long séjour,
Voyant le soin qui ronge ma pensée,

Toute une nuit, folâtrement m'ayant
Entre ses bras, prodigue, ira payant
Les intérêts de ma peine avancée.

Mon tourment ...

Ah! vous dirai-je, Maman (partition).jpg

ParolesVarianteAutre variante
Ah ! vous dirai-je, maman,
Ce qui cause mon tourment.
Papa veut que je raisonne,
Comme une grande personne.
Moi, je dis que les bonbons
Valent mieux que la raison.
Ah ! vous dirai-je, maman,
ce qui cause mon tourment.
Papa veut que je demande
de la soupe et de la viande...
Moi, je dis que les bonbons
valent mieux que les mignons.
Ah ! vous dirai-je, maman,
ce qui cause mon tourment
Papa veut que je retienne
des verbes la longue antienne...
Moi, je dis que les bonbons
valent mieux que les leçons.

venerdì 18 novembre 2011

Bonsoir,je m'excuse avec tous...
S'il ya  quelqu'un qui m'a écrit,je n'ai pas pu lire car l'adresse  LIBERO a des problèmes à s'ouvrir  ...

« Les plus désespérés sont les chants les plus beaux »,


 proclama Alfred De Musset dans l'un de ses poèmes...

giovedì 10 novembre 2011

Il Piacere

Arriva,credimi, quando non lo aspetto:
quando lo scaccio con gentilezza prima della mia tempesta,
il pensiero contro di te ,del non detto.
Provo a  dimenticare ,ma stare  dalla parte della ragione
tra la rabbia,la vergogna,per te tutta la mia indignazione,
sai bene esser vana consolazione .
Parlerò troppo tardi perché nulla è ormai  recuperabile.
Rassegnazione: essa placa la mia ansimante respirazione.
Un percorso a ritroso dall'estrema intimità anche del dirsi e viver-si  segreti indecenti
alla conversazione ridotta  a disgustosa chiacchiera quotidiana.
Ti sei fatta  persona volutamente lontana.
Dov'è quell'altro mio cuore?
Ne avevo due...almeno così mi facesti credere ...
e il secondo era di riserva per i dolori,le disperazioni ,i pianti.
Tirare avanti.
Se parlo,urli.
Se taccio,insisti.
Imperativo il tuo precetto.
Nel non detto.
Per non mancarti di rispetto.  

domenica 6 novembre 2011

I detti e i fatti


XXIII
         Quello che si dice comunemente, che la vita è una rappresentazione scenica, si verifica soprattutto in questo, che il mondo parla costantissimamente in una maniera, ed opera costantissimamente in un'altra. Della quale commedia oggi essendo tutti recitanti, perché tutti parlano a un modo, e nessuno quasi spettatore, perché il vano linguaggio del mondo non inganna che i fanciulli e gli stolti, segue che tale rappresentazione è divenuta cosa compiutamente inetta, noia e fatica senza causa. Però sarebbe impresa degna del nostro secolo quella di rendere la vita finalmente un'azione non simulata ma vera, e di conciliare per la prima volta al mondo la famosa discordia tra i detti e i fatti. La quale, essendo i fatti, per esperienza oramai bastante, conosciuti immutabili, e non convenendo che gli uomini si affatichino più in cerca dell'impossibile, resterebbe che fosse accordata con quel mezzo che è, ad un tempo, unico e facilissimo, benché fino a oggi intentato: e questo è, mutare i detti, e chiamare una volta le cose coi nomi loro.
                                                                                          Pensieri,Giacomo Leopardi

mercoledì 2 novembre 2011

martedì 1 novembre 2011

Oubliée

Dico che alcuno si sovverrà di me, nei dì venturi.
                                                                     (Saffo)